{"id":25441,"date":"2023-06-11T18:33:40","date_gmt":"2023-06-11T16:33:40","guid":{"rendered":"https:\/\/staging.simzine.news\/non-categorizzato\/simulazioni-e-medicina-del-territorio\/"},"modified":"2023-07-28T12:28:14","modified_gmt":"2023-07-28T10:28:14","slug":"simulazioni-e-medicina-del-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/simulazioni-e-medicina-del-territorio\/","title":{"rendered":"<strong>Simulazioni e medicina del territorio<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Territorial medicine has specific characteristics and so do simulations: similarities and differences, plus possible implications for teaching methodology<\/strong><\/h2>\n\n\n\n\n\n\n<p><strong>Introduction<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uso delle simulazioni in campo medico nasce da un\u2019intuizione di HD Barrows, neurologo e docente universitario americano presso la <strong>University of Southern California<\/strong>, alla fine degli anni Sessanta, al capezzale di un paziente. Sempre nello stesso periodo, e sempre presso la stessa universit\u00e0, veniva progettato il primo simulatore paziente controllato da computer, <em>Sim One<\/em>. Negli anni Ottanta D. Gaba guid\u00f2 la progettazione di <strong>CASE (Comprehensive Anesthesia Simulation Environment)<\/strong>, un manichino complesso inserito in una sala operatoria ospedaliera.<\/p>\n\n\n\n<p>These two strands have developed over the years creating different specificities depending on the environment in which they have been used. The initial debate on \u2018structured patient\u2019 and \u2018<a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/sim-in-short-en\/simulated-or-standardized-patient-10-tips-to-get-the-most-out-of-it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">simulated patient<\/a>\u2019 has become more complex: the environment in which simulation is used has become relevant especially in declining the use of methodology and technological tools which are differently subdivided according to the field of action.<\/p>\n\n\n\n<p>In quest\u2019articolo vogliamo concentrarci sulle specificit\u00e0 dell\u2019approccio territoriale, non in contrapposizione con altri ambiti, ma individuando condivisioni e differenze, con implicazioni sulla metodologia didattica e su attori e strumenti in gioco.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/staging.simzine.news\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Tutor-2023-aula.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-24806\" width=\"768\" height=\"768\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Specificit\u00e0 dell\u2019ambiente di diagnosi e cura territoriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>sociologia della medicina<\/strong>, a cominciare dagli scritti pionieristici di <strong>Parsons T (1957) e Freidson E (1960)<\/strong>, si \u00e8 occupata non solo di medicina in generale, ma anche e soprattutto dell\u2019ambiente in cui veniva esercitata e di come questo modificasse la stessa gestione clinica dei pazienti. Freidson sosteneva che il paziente del territorio quando va dal medico molto spesso si presenta \u201cpreparato\u201d con un\u2019idea di diagnosi e terapia in testa gi\u00e0 formulate. Il paziente nel territorio ha il controllo di quali delle indicazioni del medico (o del sanitario o dell\u2019educatore) seguire, se fare o non fare accertamenti, se andare da specialisti, se attenersi o meno alla terapia. Si consulta inoltre con amici, parenti, persone che reputa colte dal punto di vista sanitario, oltre all\u2019onnipresente <em>dr. Internet<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo implica non tanto una differenza valoriale di approccio umanitario ma una differenza precisa di campo d&#8217;azione e di metodo, anche nella formazione. (McWhinney IR, 1993; Salvestroni F, 1968) (McWhinney IR, 1993; Salvestroni F, 1968)<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, la distinzione tra <em>hard<\/em> e <em>soft skills<\/em>, se utile come base didattica, ci parrebbe insufficiente per la pratica delle simulazioni territoriali, quando si entra nel merito di alcune necessit\u00e0 didattiche che permettano al sanitario di garantire la sicurezza, la presa in carico e il processo di diagnosi e cura del paziente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Simulazioni e territorio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene la nostra esperienza di simulazioni riguardi anche percorsi didattici per diversi professionisti della salute, ad esempio infermieri, studenti di medicina, ed altri operatori sanitari, in queste riflessioni il focus \u00e8 centrato sui medici di medicina generale per i quali abbiamo condotto moltissime simulazioni negli ultimi 15 anni. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Alcune caratteristiche delle simulazioni territoriali<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, va considerato che il territorio \u00e8 un ambiente per il quale \u00e8 necessario un approccio olistico. Senza entrare in dettaglio sul concetto di <strong>&#8216;olismo&#8217;,<\/strong> , noi intendiamo che la didattica rivolta a chi lavora o sta per lavorare sul territorio deve essere fatta ponendo l\u2019attenzione contemporaneamente su aspetti clinici, gestionali e relazionali, concentrandosi a seconda del contesto e dell\u2019aula sugli aspetti che emergono come prioritari o critici. <\/p>\n\n\n\n<p>Nelle prime simulazioni, soprattutto per chi ha scarsa familiarit\u00e0 con le simulazioni, i tre aspetti devono essere trattati con attenzione, soprattutto quello relazionale che va inserito gradatamente. Sul territorio, infatti, pi\u00f9 facilmente i pazienti portano nella consultazione i valori, le credenze e il \u201cbuon senso\u201d della comunit\u00e0 in cui vivono. Molto spesso anche i professionisti e gli operatori sanitari territoriali fanno parte della stessa comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il concetto di fedelt\u00e0 nelle simulazioni territoriali<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il tradizionale basso uso di tecnologia sul territorio permettere di concentrarsi su due aspetti critici che sono il percorso logico (clinico) del professionista e la gestione intersoggettiva dei vissuti di salute e malattia. <\/p>\n\n\n\n<p>In education, since the very beginning of the simulation practice, we have raised the issue of <a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/experience-en\/did-you-know-en\/how-to-measure-realism-in-scenic-simulations\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">realism<\/a> or &#8216;adherence to reality&#8217;. Very often participants complain that &#8220;if I had had a real patient in front of me&#8221; it would have been different. This statement often prompted us to present the simulation to the learners as &#8220;a bridge between theoretical and practical learning&#8221;, emphasizing the similarity with climbing gyms for those learning to climb and the dimension of reality. It is clear that as &#8216;faithful&#8217; as simulation is, the practice in the field, guided by a tutor, is different. <\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto di fedelt\u00e0 \u00e8 molto importante nell\u2019individuazione e nelle pratiche di evitamento degli errori, soprattutto in particolari situazioni critiche, laddove la sicurezza del paziente pu\u00f2 correre gravi rischi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine fedelt\u00e0 della simulazione \u00e8 tradizionalmente utilizzato per definire il grado con cui un simulatore replica la realt\u00e0. Sebbene la letteratura non trovi unanime consenso, possiamo declinare la fedelt\u00e0 in tre dimensioni: <\/p>\n\n\n\n<p>1 &#8211; <strong>fedelt\u00e0 di materiale\/attrezzatura<\/strong>, riguarda il grado con cui il simulatore e le attrezzature duplicano le apparenze e le sensazioni del mondo reale <\/p>\n\n\n\n<p>2 &#8211; <strong>fedelt\u00e0 di ambiente<\/strong>, riguarda il grado con cui il simulatore e l&#8217;ambiente simulato riproducono esperienze di movimento, visuali, uditive, cio\u00e8 in generale esperienze di tipo sensoriale. <\/p>\n\n\n\n<p>3 &#8211; <strong>fedelt\u00e0 psicologica<\/strong>, dipende da quanto il discente percepisce che la simulazione \u00e8 un surrogato credibile per quel determinato addestramento. In altre parole, la fedelt\u00e0 psicologica include tutti quegli aspetti che determinano la possibilit\u00e0 che chi viene addestrato percepisca che le proprie prestazioni nel simulatore si riprodurranno nella vita reale. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/staging.simzine.news\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/Depressione-r.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-24800\" width=\"512\" height=\"512\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Raggiungere un alto livello di fedelt\u00e0 \u00e8 forse pi\u00f9 facile in quelle situazioni critiche, come quelle che spesso si presentano nel pronto soccorso, in cui la fedelt\u00e0 di attrezzature e di ambiente \u00e8 riproducibile e ricreabile. Diversamente, in una situazione domiciliare, in cui diversi operatori sanitari intervengono per una crisi psichiatrica, ad esempio, ma anche per una emergenza medica, in presenza magari di forze dell\u2019ordine e altri attori, \u00e8 molto pi\u00f9 difficoltoso ricreare un ambiente ad alta fedelt\u00e0. Quello che \u00e8 critico nell\u2019ambito territoriale \u00e8 l\u2019interazione tra le diverse figure che intervengono: i vicini, i curiosi, addirittura il parroco in alcuni contesti, che interagiscono con il paziente. Questo rende l\u2019ambiente di lavoro spesso imprevedibile e comunque turbolento.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo, quindi, pensato di inserire un altro indicatore che vada equilibrato con gli altri, e che risulta pi\u00f9 facilmente articolabile della \u201cfedelt\u00e0 psicologica\u201d ma che con essa pu\u00f2 essere integrato. Il concetto \u00e8 quello che noi chiamiamo &#8220;intensit\u00e0 relazionale\u201d. Questa si differenzia dalle fedelt\u00e0 psicologica, nel senso che descrive solo un\u2019interazione tra esseri umani, o gruppi di esseri umani. Ad esempio, in una simulazione in situ ospedaliera, in pronto soccorso, la presenza di familiari pu\u00f2 comportare una media o alta &#8220;<strong>intensit\u00e0 relazionale<\/strong>&#8220;, a prescindere dall\u2019utilizzo di tecnologie altamente fedeli. L\u2019intensit\u00e0 relazionale prende in considerazione sia l&#8217;interazione con il paziente, ma anche i vissuti soggettivi del sanitario e la necessit\u00e0 di una certa consapevolezza di questi ultimi. Allargando il concetto di Schon di riflessione durante l\u2019azione, si potrebbe dire si considera il livello di consapevolezza emotiva e affettiva durante l\u2019azione. L\u2019intensit\u00e0 relazionale dipende, quindi, dal contesto in cui si svolge il processo di diagnosi e cura ed \u00e8 molto legata, in ambito didattico, alle caratteristiche del discente. Pu\u00f2 essere trattata in diversi modi, ma \u00e8 sempre utile, se non necessario, definire la presenza e il grado.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le soft skills nella simulazione territoriale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un altro concetto su cui soffermarsi \u00e8 quello delle soft skills (o non technical skills) che di solito si riferisce alle componenti psicologiche (ed anche sociali) e relazionali. Tuttavia, se si accetta la complessit\u00e0 della mente, come proposta dalle neuroscienze negli ultimi venti anni, anche con punti di vista diversi tuttora in discussione le soft-skills appaiono complesse da insegnare e da valutare. Risulta ancora pi\u00f9 complesso nell\u2019ambito della medicina territoriale, dove la gestione della relazione risulta incarnata nella clinica e nella gestione del processo di cura stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, le simulazioni complesse territoriali necessitano di un approccio che tenga conto non solo del ragionamento clinico ma anche almeno parzialmente dei vissuti del professionista che interferiscono, nel bene e nel male, con la clinica e la gestione. Questo \u00e8 pi\u00f9 rilevante nelle situazioni territoriali complesse (malato terminale, RSA, ecc.)<\/p>\n\n\n\n<p>In the territory, simulations can be done with simple devices. Very often, it is much more useful and functional instead to have a &#8220;live simulator,&#8221; or a <a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/experience-en\/why-recruit-simulated-patients-at-the-theater\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">well-trained actor<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>It therefore becomes necessary, along with the training of simulation facilitators (with different types of skills related to the type and context of simulation) to design the training and &#8220;maintenance&#8221; of a group of <a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/experience-en\/a-standardized-patients-journey-to-podcast\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">simulators or actors<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La velocissima espansione dell\u2019utilizzo della metodologia delle simulazioni nel mondo ha anche allargato gli ambiti di implementazione ed ha fatto nascere la necessit\u00e0 di una \u201cspecializzazione\u201d metodologica a seconda del contesto. Esistono, infatti, specificit\u00e0 contestuali che rendono necessario differenziare il metodo a seconda dell\u2019ambiente di utilizzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si apre a nostro avviso una nuova era per il mondo delle simulazioni, laddove esistono percorsi comuni sia nel metodo sia nella formazione di chi ci lavora.<\/p>\n\n\n\n<p>Diventa, infine, indispensabile che vengano riconosciute istituzionalmente, e formate adeguatamente, nuove figure professionali, che ora lavorano senza ruolo e riconoscimento, come quella dei simulatori\/attori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-pale-cyan-blue-background-color has-background\"><tbody><tr><td> <p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>   <p>Parson T (1957). <em>Sociologia della Medicina, <\/em>Feltrinelli, Milano 1977.<\/p>   <p>Freidson E. <em>Client control and medical practice<\/em>. (1960) Trad. it: <em>Il controllo del cliente e la pratica professionale del medico<\/em>, in: Maccaccaro A ed altr (a cura di) Sociologia della medicina Feltrinelli Milano 1977<\/p>   <p>McWhinney I.R. <em>Why we need a new clinical method<\/em>. Center for Studies in Family Medicine, Dep. of Family Medicine, The University of Western Ontario, London, Ontario, Canada, Scand J Prim Health Care 1993: I I: 3-7<\/p>   <p>Salvestroni F., &#8220;<em>Il medico della persona\u201d Vallecchi<\/em> Firenze 1968<\/p>   <p>D. Nestel, M. Bearman. <em>Simulated Patient Methodology<\/em> \u2013 <em>Theory, Evidence and Practice<\/em> -, published 2015 John Wiley &amp; Sons Ltd, The Atrium, Southern Gate, Chichester, West Sussex, PO198SQ, UK<\/p> <\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>LEGGI ANCHE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-simzine wp-block-embed-simzine\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"83KxcjZTXU\"><a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/did-you-know\/simulazione-in-situ-da-esigenza-a-opportunita\/\">Simulazione in situ: da esigenza a opportunit\u00e0<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;&lt;strong&gt;Simulazione in situ: da esigenza a opportunit\u00e0&lt;\/strong&gt;&#8221; &#8212; STAGING SIMZINE\" src=\"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/did-you-know\/simulazione-in-situ-da-esigenza-a-opportunita\/embed\/#?secret=kpBgfkH2e4#?secret=83KxcjZTXU\" data-secret=\"83KxcjZTXU\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-simzine wp-block-embed-simzine\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"PgrUeZr1it\"><a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/did-you-know\/simulazione-e-teatro-una-nuova-sinergia\/\">Simulazione e teatro: una nuova sinergia<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Simulazione e teatro: una nuova sinergia&#8221; &#8212; STAGING SIMZINE\" src=\"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/did-you-know\/simulazione-e-teatro-una-nuova-sinergia\/embed\/#?secret=f4LL2cB6ve#?secret=PgrUeZr1it\" data-secret=\"PgrUeZr1it\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-simzine wp-block-embed-simzine\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"Bust8WMiTv\"><a href=\"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/simulazione-un-cambio-di-paradigma-nella-sanita\/\">Simulazione, un cambio di paradigma nella sanit\u00e0<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Simulazione, un cambio di paradigma nella sanit\u00e0&#8221; &#8212; STAGING SIMZINE\" src=\"https:\/\/staging.simzine.news\/it\/experience\/simulazione-un-cambio-di-paradigma-nella-sanita\/embed\/#?secret=tMGa1EFxRI#?secret=Bust8WMiTv\" data-secret=\"Bust8WMiTv\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Territorial medicine has specific characteristics and so do simulations: similarities and differences, plus possible implications for teaching methodology Introduction L\u2019uso delle simulazioni in campo medico nasce da un\u2019intuizione di HD Barrows, neurologo e docente universitario americano presso la University of Southern California, alla fine degli anni Sessanta, al capezzale di un paziente. 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